La tecnologia deve integrarsi perfettamente con il design
20 gennaio 2017

Univet sta lavorando da tempo sulla differenziazione di prodotto, non solo in base alla destinazione d’uso ma anche della morfologia dell’operatore coinvolto: per questa introdurrà a breve una linea di occhiali ingrandenti, destinati al settore dentistico e chirurgico, con il cosiddetto “Asian fit”, cioè studiati appositamente per una forma del viso diversa da quella europea o in genere occidentale.
Non saranno però solo gli studiosi o i millenials asiatici, in virtù delle ore trascorse sui libri e al computer, ad avere bisogno di un paio di occhiali. Secondo uno studio del Brian Holden Vision Institute, entro il 2050 la metà della popolazione mondiale avrà bisogno di occhiali.
“Ora però i produttori di occhiali devono fare i conti con la tecnologia digitale”, continua Luisa Delgado, “l’occhiale si presta all’uso perché connette vista, orecchio e cervello. Ma la tecnologia deve integrarsi perfettamente con il design altrimenti si genera un look da fantascienza che allontana il consumatore”.
Univet giàlo sa. Il prototipo di occhiali Univet 5.0 che integra la tecnologia olografica di Sony per la realtà aumentata applicata a usi industriali e professionali, sviluppa una nuova gamma che combina ottica e elettronica, nonché ergonomia e efficienza, funzionalità e estetica, il miglior design italiano, il più alto livello di protezione per l’occhio e innovazione. Mostrato per la prima volta al CES di Las Vegas, la fiera dell’elettronica di consumo più grande del mondo, Univet 5.0 ha ricevuto un consenso straordinario anche in virtù del suo design distintivo.
Ma tutti i tutti gli occhiali di sicurezza della gamma Univet sono insieme belli da indossare, confortevoli, leggeri ed efficienti, grazie all’estrema attenzione per i dettagli che caratterizza da sempre l’azienda.
“Per gli occhiali la chiave sarà trovare una fusione tra design di prodotto, comfort e tecnologia vincente”, conclude Luisa Delgado e sembra che stia declinando la formula consolidata di Univet quando, alla fine degli anni Novanta, mutuò questi concetti dagli occhiali di moda, che produceva per conto terzi, a quelli protettivi inventando di fatto un settore che in Italia non esisteva.